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Articolo inserito il 26-2-2013

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Tribunale di Pistoia, Sezione Distaccata di Monsummano, 6 febbraio 2012

Argomenti trattati:
Servizi pubblici locali
Varie

([A] Sulla spettanza dei ricavi derivanti dalle attività di recupero da raccolta differenziata al Comune ovvero all’Impresa appaltatrice del servizio di gestione dei rifiuti, in caso di contratto a corpo e in assenza di previsioni contrattuali sul punto. [B] Sulla responsabilità del cedente e del cessionario del contratto di appalto per i debiti aziendali esistenti verso la Stazione Appaltante)

SENTENZA N. 32


1. I rifiuti nel territorio comunale sono in parte volontariamente ceduti dai singoli soggetti in parte al Comune, mediante inserimento negli appositi contenitori da questo (o da soggetto delegato) messi a disposizione o nei punti di raccolta indicati o concordati con il Comune (o soggetti da questo delegato); oppure se abbandonati senza disciplina vengono occupati dal Comune (art. 923 c.c.) che li preleva (o li fa prelevare da delegati) per lo smaltimento e/o il recupero. L'appaltatore, come da contratto, agisce come braccio operativo del Comune che ha come compito istituzionale di assicurare il mantenimento dell'igiene pubblica anche attraverso il ritiro dei rifiuti; non ha quindi titolarità di diritti su quanto raccoglie, trasporta e conferisce, salva diversa pattuizione; solo in virtù del contratto di appalto è autorizzato alle operazioni ivi previste, compreso il conferimento a sue spese ai centri di recupero delle frazioni utili dei rifiuti. La mancata previsione dell'attribuzione al Comune dei ricavi da cessione dei materiali da recuperare, in questo contesto, assume allora il significato contrario a quello sostenuto dall’appaltatore. Nel determinare il "corrispettivo" della gestione si è quantificato un importo a corpo onnicomprensivo e non è invece stata riconosciuta al Gestore l'ulteriore utilità di potersi trattenere il prezzo del conferimento ai centri di recupero delle frazioni di rifiuti idonee, tanto meno è stato pattuito il passaggio in proprietà del Gestore di tali frazioni raccolte, che avrebbe avuto il medesimo effetto di consentirgli l'ulteriore lucro. Il diritto del Comune ai ricavi delle attività di recupero da raccolta differenziata è perciò accertato

2. La parte originaria del contratto d'appalto, permane debitore anche dopo la cessione del contratto, ai sensi dell'art. 2560 comma l c.c. perché il creditore Stazione Appaltante si è limitato a prendere atto della cessione e del subentro dell’impresa cessionaria, senza liberare il cedente. Sul punto non vi sono questioni tra le parti. Il cessionario eccepisce invece la propria estraneità rispetto al debito contratto dal cedente prima della cessione perché non a lui opponibile in quanto non risultante in contabilità aziendale. Infatti l'intero credito vantato dal Comune riguarda un periodo di gestione precedente la cessione. L'eccezione è infondata. Alla fattispecie in esame non è applicabile l'art. 2560 comma 2 c.c. bensì l'art. 2558 c.c.. Non si verte infatti in materia di debiti residui riferibili a rapporti esauriti, ma di obbligazioni da contratto ancora in essere (nella specie contratto di esecuzione continuata) nel quale è succeduta automaticamente la cessionaria ai sensi dell'art. 2588 comma l c.c., non risultando né la natura personale del contratto né contraria pattuizione. Cass. 5636 del I 996: n. 904/2007 r.g.a.c.c.: “In tema dì traslazione di azienda, l'art. 2558 cod. civ., prevede, in linea di principio, come effetto naturale della fattispecie traslativa il trasferimento in blocco di tutti i rapporti contrattuali derivanti da negozi a prestazioni corrispettive inerenti alla gestione aziendale nei quali risulti la persistenza fra i contraenti di contrapposte ragioni di credito e di debito dal cedente al cessionario, e, quindi, la successione di questo e quello in detti rapporti, e ciò indipendentemente da ogni accordo espresso in tal senso delle parti negozianti la traslazione aziendale, ed a prescindere dalla conoscenza che il cessionario abbia, o possa avere, dell'esistenza e del contenuto dei singoli rapporti trasferitigli (e salva soltanto la facoltà dello stesso di sottrarsi al rischio di acquisire rapporti non conosciuti espressamente pattuendo che il trasferimento debba essere limitato ai rapporti risultanti dai documenti comunicatigli durante le trattative svoltesi per la traslazione dell'azienda)”. Cass. 4301 del 29/4/1999: “In caso di trasferimento d'azienda, si verifica il trasferimento al soggetto acquirente di tutti i rapporti contrattuali a prestazioni corrispettive non aventi carattere personale, a norma dell'art. 2558 cod. civ., con conseguente responsabilità dell'acquirente dell'azienda per l'inadempimento dei relativi contratti, a prescindere alla riscontrabilità delle relative poste passive nelle scritture contabili”. Cass n. 7652 del 28/3/2007: “In tema di trasferimento di azienda, ai sensi dell'art. 2558 cod. civ. (. . .) si verifica il trasferimento "ex !ege" al cessionario di tutti i rapporti contrattuali a prestazioni corrispettive non aventi carattere personale e rispetto ai quali le parti non abbiano espressamente escluso l'effetto successorio. Pertanto, a prescindere dall'iscrizione in contabilità delle poste passive, e dalla stessa conoscenza dell’esistenza del debito, l'effetto successori o automatico comporta che il cessionario debba rispondere delle obbligazioni dei contratti ancora in corso di esecuzione, anche se assunte dal cedente prima della cessione. Ne deriva la responsabilità anche della cessionaria, in solido con il cedente, per il credito vantato dal Comune dalla causale qui accertata.



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